Candiolo 15 km a sud di Torino

Il parco naturale di stupinigi, il Castello di Parpaglia ed infine l'Istituto irccs uno dei più importanti centri oncologici d'Europa, fanno Candiolo un grande paese di provincia

Comune di Candiolo:

Il Comune di Candiolo registra circa 5.612 abitanti e si trova della città metropolitana di Torino, in Piemonte. Candiolo, situato a circa 15 km a sud di Torino, nella pianura alluvionale del fiume Po. Il territorio del comune di Candiolo è prevalentemente agricolo, con coltivazioni di cereali, ortaggi e frutta. Il Comune di Candiolo è inoltre sede dell’Istituto irccs Candiolo, un rinomato centro d’eccellenza per la ricerca e cura del cancro. L’Istituto è stato fondato nel 1995 ed è oggi uno dei più importanti centri oncologici d’Europa.

Il comune di Candilo ospita anche un castello medievale, una chiesa barocca e un museo civico archeologico. Il Comune di Candiolo è inoltre ricco di aree verdi, tra cui il Parco Comunale e la Riserva Naturale Speciale del Bosco della Regina.I primi insediamenti stabili risalgono all’età romana, quando la zona era attraversata da un’importante via consolare. Nel Medioevo, Candiolo fu un feudo dei conti di Savoia. Il castello, risalente al XII secolo, è ancora oggi visibile. Nel XVIII secolo, Candiolo conobbe un periodo di grande sviluppo economico, grazie alla coltivazione del riso e all’allevamento del bestiame. 

La cittadina divenne anche un importante centro commerciale. Oggi il  Comune di Candiolo è circondato da campagne verdi ed è un luogo ideale per chi desidera vivere a contatto con la natura.

Candiolo

Candiolo: Che cos’è la Tariffa Rifiuti puntuale o TARIP, pagherò di più di prima?

La Tariffa rifiuti puntuale TARIP introduce una tariffazione dei rifiuti urbani calcolata anche in base al volume annuo degli svuotamenti dei rifiuti indifferenziati. Si vuole rendere più commisurato il comportamento di ciascuna famiglia o persona.Il conteggio degli svuotamenti avvie effettuato dagli operatori della Covar 14 mediante un transponder RFID UHF installato sul contenitore grigio dell’indifferenziato in dotazione a ciascuna utenza. Il Transponder RFID UHF è un dispositivo che permetterà di associare il rifiuto all’utenza che lo ha esposto. Infatti, quando l’utenza esporrà il contenitore per essere svuotato, il transponder sarà rilevato in radio frequenza dal ricevitore della Covar 14. 

Per la parte variabile della tariffa rifiuti, infatti, dal 2022, si terrà conto del numero di svuotamenti e del volume del contenitore grigio dell’indifferenziato in dotazione per ciascuna utenza, sia singola (es. casa unifamiliare o negozio), sia aggregata, cioè con i contenitori dell’indifferenziato condivisi (es. condomini). 

Attenzione! che il conteggio finale terrà conto dell’intero volume del contenitore, moltiplicato per il numero di svuotamenti annui.

È importante seguire alcune semplici regole per usare correttamente il nuovo sistema:

  • ESPORRE i cassonetti dell’indifferenziato per lo svuotamento solo quando pieni.
  • RENDERE RICONOSCIBILE il proprio contenitore per non confonderlo con quello dei vicini.
  • NON LASCIARE sacchi al di fuori del proprio contenitore per non incorrere nel conteggio di svuotamenti aggiuntivi.

Attenzione! Lo svuotamento del contenitore tutte le volte che vi è il passaggio di raccolta può comportare aumenti della tariffa molto rilevanti! Per i meno attenti alla differenziazione l’aumento può essere significativo.

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I bidoncini raccolta differenziata-trita plastica ti fanno risparmiare sulla TARIP e la raccolta porta a porta dei rifiuti indifferenziati

La tariffa puntuale – TARIP, introdotta con il Decreto Rifiuti del 2016, rappresenta un’evoluzione della TARI. Il suo obiettivo è promuovere la differenziata e riconoscere l’impegno dei cittadini virtuosi. Si basa sulla quantità di rifiuti indifferenziati conferiti, con tariffe variabili a seconda della fascia di consumo. In breve i cittadini pagano in base alla quantità di rifiuti indifferenziati conferiti, quindi chi produce meno rifiuti paga di meno.I bidoncini raccolta differenziata-trita plastica, si inseriscono perfettamente in questo contesto offrendo vantaggi riduzione costi e impatto ambientale, come di seguito meglio specificato. Riduzione dei costi: Un condominio o un utenza privata che utilizza i bidoncini raccolta differenziata-trita plastica per ridurre il volume dei rifiuti, ottiene un risparmio sulla tarip.

I bidoncini raccolta differenziata-trita plastica diminuiscono quindi la quantità di rifiuti indifferenziati, abbattendo i costi di trasporto e smaltimento. Per i Comuni con la tarip il conferimento di minori quantitativi di rifiuti si traduce in minori spese per le amministrazioni. Riduzione dell’impatto ambientale: I bidoncini raccolta differenziata-trita plastica riducono la necessità di spazio, abbattendo le emissioni di CO2 associate al loro trasporto e smaltimento dei rifiuti. L’utilizzo dei bidoncini raccolta differenziata-trita plastica, abbinata a una cultura della raccolta differenziata e un consumo consapevole, rappresenta un passo fondamentale verso un futuro più sostenibile. 

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Come posso ridurre la raccolta differenziati e indifferenziata a Candiolo - Dove lo butto il rifiuto

Per ridurre il volume dei rifiuti provenienti dalle utenze domestiche e non domestiche esiste una soluzione ancora poco conosciuta, I bidoncini raccolta differenziata-trita plastica Ecotrix. Se sei stanco di avere all’interno della tua utenza domestica e non domestica volumi di rifiuti che ti occupano molto spazio prova i bidoncini raccolta differenziata-trita plastica Ecotrix. Immagina una soluzione comoda, facile e sicura per ridurre il volume dei rifiuti che ti faccia risparmiare sulla TARIP. Grazie ai bidoncini raccolta differenziata-trita plastica Ecotrix, tutto questo diventa realtà, puoi ridurre drasticamente il volume dei tuoi rifiuti, comodamente da casa o in azienda. 

I bidoncini raccolta differenziata-trita plastica Ecotrix, sono dei dispositivi elettrici che si installano facilmente sotto il lavello o sopra il top della cucina. I rifiuti vengono triturati finemente, riducendo il loro volume fino al 95%. Quindi il rifiuto triturato può essere facilmente smaltito a seconda della frazione. I bidoncini raccolta differenziata-trita plastica Ecotrix sono una soluzione innovativa e vantaggiosa per la gestione dei rifiuti. Scegliendola, potrai contribuire ad un ambiente più pulito e sostenibile. Scopri di più sui vantaggi dei bidoncini raccolta differenziata-trita plastica Ecotrix e dei suoi modelli disponibili e contattaci per ricevere informazioni e preventivi. Insieme, possiamo fare la differenza!

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Dove lo butto l’organico: Contenitore marrone

Il vetro dove lo butto: Contenitore blu

La carta e il cartone dove lo butto: Contenitore bianco

Dove lo butto l'indifferenziato: Contenitore grigio

Cosa si butta nell’indifferenziato è la domanda che tutti gli abitanti fanno alla Covar 14 ente preposto per la raccolta porta a porta dei rifiuti. La risposta alla domanda cosa si butta nell’indifferenziato è semplice: tutti quei rifiuti della raccolta differenziata che sono sporchi devono essere gettati esclusivamente nei contenitori dell’indifferenziato.

Le lattine e il contenitore in plastica dove lo butto: All'interno di buste trasparenti di colore giallo

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Il Castello di Parpaglia Candilo

Il Castello di Parpaglia è una delle rare preesistenze medievali del territorio composito e ricco del parco di Stupinigi. L’epoca precisa di edificazione del Castello di Parpaglia si perde nel tempo benché sia probabile che la sua nascita corrisponda alla metà del XII (XIII) secolo. Il nobile Willelmus già presente nel 1199 e proprietario di beni in Candiolo, fu il primo Signore del luogo. Il Castello di Parpaglia è un castello medievale risalente probabilmente al XII secolo, situato nell’antico paese di Candiolo, oggi parte della città metropolitana di Torino, in Piemonte. Si ipotizza anche che il Castello di Parpaglia sia sorto come avamposto dei Cavalieri Gerosolimitani, oggi noti come Ordine di Malta.

I primi proprietari accertati furono i Revigliasco, a cui seguirono i Parpaglia da cui prese il nome.La proprietà del Castello di Parpaglia passò più volte di mano in mano, finché il marchese Perrachini Bonaventura di Cigliano la vendette al Regio Patrimonio, nel 1760. Dopo un breve intervallo, causato da Napoleone Buonaparte, il  Castello di Parpaglia passò in mani private e vide tra i proprietari anche il sig. Giuseppe Francesco Agnelli. Il Castello di Parpaglia e la tenuta tornarono a far parte della Commenda Magistrale di Stupinigi dell’Ordine del Mauriziano. 

Ora è proprietà regionale. Fino a qualche decennio fa il castello era abitato e le pareti della torre conservavano affreschi di dame e soldati. Purtroppo oggi il Castello di Parpaglia versa in stato di abbandono. Tuttavia, rimane una delle rare preesistenze medievali del territorio del parco di Stupinigi.

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Parco naturale di Stupinigi

La palazzina di caccia di stupinigi venne costruita sopra all’attuale parco naturale di Stupinigi. Il parco naturale di Stupinigi a fine nel XVI secolo fù espropriato dai Savoia al fine di delimitare l’area di caccia loro riservata. Il territorio dell’attuale parco naturale di Stupinigi venne definito nel Cinquecento quando il duca Emanuele Filiberto di Savoia decise di costituire nell’area del parco naturale di Stupinigi una propria vasta tenuta di caccia, posizionata a breve distanza dalla corte di Torino dove si era da poco trasferito, e quindi facilmente accessibile a lui ed ai suoi cortigiani per momenti di svago e divertimento all’aria aperta.

Per fare ciò dovette innanzitutto individuare l’area e la scelta ricadde sui vasti appezzamenti parco naturale di Stupinigi di proprietà della famiglia milanese dei Pallavicino. Il parco naturale di Stupinigi  era stato anticamente un possedimento del ramo dei Savoia-Acaia per la difesa di Moncalieri. Alla morte di Ludovico di Savoia-Acaia, ultimo rappresentante degli Acaia, il duca Amedeo VIII di Savoia suo cugino ereditò l’intero possedimento del parco naturale di Stupinigi ma lo concesse successivamente nel 1439 al marchese Gianfrancesco I Pallavicino. Sulla base di queste antiche pretese, ad ogni modo, Emanuele Filiberto ne reclamò la piena proprietà nel 1564.

Alla morte di Emanuele Filiberto, egli lasciò per disposizione testamentaria che tale possedimento spettasse per diritto all’Ordine Mauriziano, lasciandone però la piena potestà e l’usufrutto ai suoi successori. A partire dalla fine del Cinquecento vennero apportate una serie di migliorie e bonifiche dei suoli, precedentemente in gran parte paludosi, che permisero un più ampio sfruttamento agricolo dell’area col miglioramento della fertilità del suolo.

I discendenti di Emanuele Filiberto, infatti, ingrandirono ulteriormente di quasi altri cento ettari il territorio, oggi parco naturale di Stupinigi, per le cacce annesso alla palazzina di Stupinigi, facendogli raggiungere l’estensione attuale. Oggi il parco naturale di Stupinigi è un’area naturale protetta della Regione Piemonte e occupa una superficie di 1611,26 ettari nella città metropolitana di Torino.

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