La città ducale ha cambiato modello passando dal cassonetto stradale alla raccolta porta a porta e alla tariffazione puntuale. Risultato? Più qualità, con corrispettivi Conai per il materiale raccolto più che triplicati, e meno costi di smaltimento

 

Immagine: Rifiuti, il caso virtuoso di Parma: intervista all’assessore comunale all’Ambiente, Gabriele Folli

La città di Parma ha cambiato modello di raccolta rifiuti passando dal cassonetto stradale al porta a porta e alla tariffazione puntuale. Il cosiddetto “multimateriale pesante” (vetro, plastica, metalli) è stato sostituito da quello “leggero” (solo plastica e barattolame), mentre per il vetro sono state scelte le campane stradali (migliori per la purezza del materiale). Risultato? Più qualità, con corrispettivi Conai per il materiale raccolto più che triplicati, e meno costi di smaltimento: due elementi che hanno permesso di compensare i maggiori costi di raccolta e di investimento. Abbiamo intervistato l’assessore all’Ambiente della città ducale.

Assessore Folli, guardando i dati Parma ha fatto grandi passi in avanti in termini di raccolta differenziata. Quali sono state le innovazioni che hanno permesso di ottenere questi risultati?
La grande innovazione è stata l’introduzione del sistema porta a porta e della tariffazione puntuale. Il cassonetto stradale avrebbe impedito di superare certe percentuali ponendo anche problemi a livello di qualità del materiale raccolto. Inoltre, introducendo il sistema porta a porta integrale su tutta la città, abbiamo ridotto drasticamente i conferimenti di rifiuto residuo da parte dei cittadini.

A che punto è l’introduzione della tariffazione puntuale?
Quando siamo partiti nel 2012 con le prime trasformazioni al sistema porta a porta sapevamo che il traguardo sarebbe stato l’adozione della tariffa puntuale. Per questo motivo abbiamo distribuito fin da allora l’elemento di verifica della misurazione puntuale: il bidoncino del residuo dotato di un microchip che permette la lettura dei conferimenti del singolo utente.

Abbiamo iniziato a leggere i dati nel gennaio 2015 per un primo periodo di test. L’avvio vero e proprio è avvenuto nel luglio 2015. A fine anno avremo i primi risultati sui comportamenti dei cittadini che avranno una parte della tariffa che sarà commisurata sul numero degli svuotamenti: se un cittadino riuscirà a rimanere al di sotto degli svuotamenti minimi avrà il massimo sconto possibile.

Per quanto riguarda i costi del servizio, ci sono state delle variazioni?
Cambiando modello, abbiamo anche separato i due flussi che prima erano raccolti con lo stesso bidoncino: si trattava del cosiddetto “multimateriale pesante”, che includeva metalli, plastica e vetro. Quel tipo di raccolta aveva poca resa in termini qualitativi. Abbiamo quindi separato i due flussi: plastica e barattolame (multimateriale leggero) oggi vengono raccolti insieme. Il vetro, invece, è raccolto separatamente con le campane stradali (ad eccezione del centro storico dove ci sono piccoli bidoncini con il foro calibrato). Tutto ciò ci ha permesso di triplicare i corrispettivi Conai. L’aumento di questi ultimi, con la riduzione dei costi di smaltimento, ha permesso di compensare i maggiori costi di raccolta e di investimento, con un saldo tra il 2013 e 2014 che ha addirittura visto diminuire il costo del servizio di circa 500 mila euro rispetto all’anno precedente.

A proposito dei corrispettivi per i materiali da raccolta differenziata, l’attuale ddl Concorrenza in discussione in Parlamento potrebbe introdurre la nascita di nuovi consorzi per la gestione di rifiuti di imballaggio. Lei cosa ne pensa?
Ritengo che la possibilità di avere concorrenza e più soggetti che gestiscono i materiali da imballaggio dia la possibilità di distribuire più risorse ai Comuni. Questo è stato anche uno dei temi affrontati in sede di accordo quadro tra Anci e Conai. Ci sono dei margini di miglioramento rispetto a quelli che sono gli introiti derivanti dal trattamento di questi materiali. Credo che il sistema di concorrenza possa dare dei benefici. È ovvio che va gestita la fase di transizione. Oggi c’è un sistema che garantisce gli introiti, non elevati rispetto alle nostre aspettative, ma che comunque dà una garanzia sulle risorse sia in fase di pianificazione sia a livello di sistema complessivo.

I difensori dell’attuale modello sottolineano proprio la garanzia che il sistema consortile unico fornisce rispetto alle fluttuazioni che si possono avere sul libero mercato…  
L’apertura alla concorrenza è auspicabile. Da un punto di vista tecnico bisognerebbe studiare i passaggi per non trovarsi sorprese negative rispetto alle intenzioni iniziali. Occorre quindi governare questa transizione cercando di prevedere quelle che possono essere le situazioni critiche che possono venirsi a creare.

 

Giuseppe Iasparra – 11 dicembre, 2015 –

 

Tratto dal sito: http://www.ecodallecitta.it/notizie/384431/rifiuti-il-caso-virtuoso-di-parma-intervista-allassessore-comunale-allambiente-gabriele-folli

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